Me l’ha detto mio figlio. E’ stato uno shock

Qualche giorno fa è accaduta una cosa particolare e mi è venuta voglia di raccontartela.

E’ arrivato mio figlio, Manuel di 7 anni, e ha detto: “papà , penso di morire“…

BambiniTu hai figli? Se li hai puoi capire come mi sono sentito in quel momento.

Manuel sta affrontando questa paura in questo momento. Si sa, i bambini durante la loro crescita affrontano diverse paure (quella del buio è la più classica, poi ce ne sono altre come il contatto con le persone ecc.). Lui invece sta affrontando questa.
Manuel è rimasto particolarmente scosso dal padre di un suo amico che qualche mese fa se n’è andato, per sempre.

In ogni caso la prima risposta che è venuta in mente a me e a mia moglie, così a impatto, è stata: “ma Manuel, non pensarci dai, sono cose brutte…

Errore n°1

Volevamo cercare di aiutarlo ma stavamo sortendo effetto contrario.

E incredibile quante volte accade, crediamo di fare il meglio per i nostri figli invece inconsapevolmente facciamo il contrario.

Qual’era stato l’errore in questo caso? Come forse saprai il nostro cervello non riconosce la parola no.
Non per una magia o perchè qualcuno ha deciso così, semplicemente perchè il nostro cervello lavora per immagini.

Le parole che diciamo creano immagini nella nostra mente. L’esempio classico è se io ti chiedessi di “non pensare, mi raccomando, NON PENSARE ad un grosso elefante bianco con pallini rossi su tutto il corpo ed una scimmietta sulla testa“. Ci hai pensato vero? Questo perchè  le nostre parole, come ti dicevo, creano immagini nella mente (e per questo se dici “non fumerò, non berrò, non farò questo, non farò quest’altro,in fondo stai semplicemente stimolando quella cosa, quindi effetto contrario).

Ecco dunque che, dicendo a Manuel “non pensarci, sono cose bruttenon stavamo facendo altro che rafforzare quel suo pensiero. Gli stavamo dicendo in realtà: pensaci, sono cose brutte.
Si, è vero, ci ha presi alla sprovvista, immagina sentirsi dire una frase del genere.

Se fosse capitato a te, così all’improvviso, cosa gli avresti detto?

Le cornici della menteQuestione di cornici (quelle della mente)

La nostra esperienza soggettiva viene creata non fuori ma dentro, nella nostra mente. Possiamo trasformare l’esperienza stessa semplicemente cambiando le cornici. Così si chiamano, le cornici della mente.

Cosa abbiamo fatto dunque? Appena ci siamo accorti dell’errore (e mentre Manuel continuava a dire “ma non posso non pensarci, non ci riesco proprio (e aveva ragione poverino!)) gli abbiamo subito detto: “ma ci pensi alla tua fidanzata (ha una bella fidanzatina, bionda occhi azzurri!), ci pensi a quando ti sposerai, ma te lo immagini Manuel?!!“.
“E pensa a quando andrai a lavoro, che lavoro ti piacerebbe fare?”
“E immagini quando tornerai a casa e i tuoi bimbi ti correranno incontro per farti le feste? Proprio così come tu e Isabel le fate a me?”

Immagina, Manuel ha iniziato a ridere a crepapelle pensando a lui da grande! Che bello Manuel quando sorride.

Ecco le due soluzioni che avevamo con Manuel:

Soluzione 1: continuare a spingere contro una porta chiusa (non pensarci…) con il rischio di girare la chiave e chiuderla ancora di più
Soluzione 2: aprire una nuova strada, cambiare la cornice. In questo caso creare un ponte verso il futuro.

In effetti c’era una soluzione 3: coccolarlo e dirgli “stai tranquillo, non succederà “. Non sarebbe servito a nulla, se non a rafforzare quel suo pensiero (non succederà …ovvero..ancora focus sul pensiero negativo, senza contare poi che avremmo stimolato un’altra serie di reazioni che non sto qui a dirti perchè sarebbe troppo lunga ora).

Esistono molti modi per cambiare le cornici, è  un discorso molto interessante e te ne parlerò sicuramente prossimamente.

Mi è venuta voglia di raccontarti questo episodio anche perchè molte persone mi chiedono:

Ma con i bambini come si fa Italo? Si può usare la Pnl? Si possono usare altre tecniche?

Bambini FeliciIo quindi dico: non solo si può fare ma è anche molto più semplice con i bambini.
E’ più semplice (e si ottiengono risultati in modo più rapido) perchè i bambini non hanno tutte le sovrastrutture che abbiamo noi adulti, diciamo che con loro è come incidere su un disco ancora vergine.

Tu hai figli? Se hai figli sicuramente sai quale sensazione si prova riuscendo a liberarli da un loro problema, da una loro paura.
Quando il broncio si trasforma in un dolcissimo sorriso e tu sai che, in qualche modo, è anche merito tuo.

Senza contare poi che, riuscendo ad aiutarli, stimoliamo anche il senso di complicità , li stimoliamo a raccontarci i loro problemi (perchè penseranno che abbiamo soluzioni e continueranno a farlo anche quando saranno più grandi) e, soprattutto, li stimoliamo ad essere nostri amici.

Ho anche fatto una chiacchierata con Mattia Lualdi in questi giorni (che conosci per via di “Metamorphosi – E’ arrivata l’ora della Tua Trasformazione” e per il fatto che i voti ricevuti per i suoi articoli gli hanno messo in mano lo scettro di top esperto di piuchepuoi già da molti mesi).
Mattia ha molta esperienza e lavora anche con i bambini. E’ pronto anche un suo lavoro specifico proprio su questo argomento, i nostri figli, che sarà a disposizione su piuchepuoi.it già a partire da questo mese.

E’ proprio vero, a volte crediamo di fare il meglio per loro mentre stiamo facendo l’opposto (come è accaduto a me con Manuel all’inizio).

Quello che posso dirti personalmente è di non cercare di risolvere i loro problemi a partire dal tuo punto di vista, dal tuo mondo, ma entrare prima di tutto nel loro di mondo e, poi, agire da dentro.
Abbiamo una responsabilità grandissima nei loro confronti, una responsabilità bellissima e, se sei genitore, sai cosa intendo dire.

Alla prossima e buona settimana.

Italo

p.s.: ovviamente questa è la pria parte, in questo modo abbiamo allontanato quel pensiero ma non abbiamo sconfitto la paura. E’ stato un modo per tamponare l’emergenza visto che ci aveva preso alla sprovvista.
Il secondo passo è capire “cosa” gli faceva paura. Ti fa paura il buio? Cosa ti fa paura del buio? (che ci siano i “mostri”, che tu vada a sbattere, che ci sia una buca e tu cada ecc. ecc. ecc.). La risposta a questa domanda, ovvero il “cosa”, ci darà indicazioni su come affrontare quella determinata paura. Molti bambini hanno paura del buio, non tutti per lo stesso motivo.

39 commenti su “Me l’ha detto mio figlio. E’ stato uno shock”

  1. Ciao Italo,
    Ho letto x caso questo tuo articolo e ti ringrazio x aver affrontato qst argomento ke x noi genitori è molto delicato…proprio qst sera mio figlio (5anni) mi ha detto “ma tu quando diventi vecchia?” E poi ha aggiunto “ma io qnd divento angelo?…si diventa qnd si muore? Vero?” Devo dire ke in quel momento ho detto di si cercando di essere tranquilla, ma mi ha proprio spiazzato. Con mio figlio nn sn assolutamente apprensiva e gli faccio fare le sue esperienze anke se in cuor mio ho sempre paura ke possa succedergli qualkosa. A volte mi dico ke ho qualke probl visto ke penso a cose brutte…e a volte mi sfogo piangendo da sola e quindi sn arrivata alla conclusione ke essere genitori è il mestiere più difficile ke ci sia….hai qualke consiglio da darmi? Ti auguro buona serata

  2. Ciao Italo.
    Sono una mamma single come Loredana, sono pure insegnante di scuola primaria e desidero commentare il tuo articolo. Prima di tutto ti ringrazio per aver condiviso questa tua esperienza reale di genitore; poi ti confermo che oggigiorno ci vorrebbe una scuola per genitori, perchè siamo in tanti ad essere in difficoltà nel conciliare la nostra crescita personale con quella psicofisica dei nostri figli. Sia tra le amicizie che nel lavoro (oltre che osservando me stessa) vedo una generazione di genitori spesso in crisi.
    Grazie. Ogni consiglio è acqua nel deserto!!!

  3. grazie per aver raccontato quello che è successo nel tuo ambito familiare,la paura della morte in questa società che ci vuole eternamente giovani e belli!
    altrettanto schokante per me è stato quando mia figlia mi ha detto che non voleva essere nata! è già qualcosa se riusciamo a scrivere queste cose e affrontarle,dato che il ruolo di genitore è fondamentale come si sa.
    non voglio dilungarmi oltre o forse ancora ringraziarti perchè gli scritti tuoi che ho letto mi hanno aiutata ciao teresa

  4. L’argomento ha generato molti commenti, mi fa piacere perchè segno che c’è un’attenzione importante verso i nostri figli.
    E’ vero, come ha detto più di qualcuno di voi, una volta episodi come questo (o simili) si sarebbero liquidati con una risata e un “vai dormire vai”.

    Buon segno questi commenti, oggi c’è sicuramente più consapevolezza.

    X PATRIZIA: io sono d’accordissimo con te Patrizia, quando parlavo di “credenze” non volevo dire che “io penso che tu gli stia passando le tue credenze”, ho detto che qualcuno avrebbe potuto dirti questa cosa.
    Se infatti rileggiamo le risposte, possiamo vedere come ognuno, giustamente, dia la sua interpretazione. Chi pensa che “passiamo credenze”, chi pensa che sia “un messaggio per me”, chi vede il “riflesso delle mie di paure”.
    Qual è la risposta giusta? Tutte secondo me, il fatto più importante è comunque che per l’ennesima volta viene dimostrato che il mondo non è come è, ma è come lo vediamo.
    Grazie mille Patrizia, 2 commenti di grandissimo valore.

    MIRIAM: grazie per averci raccontato la tua esperienza. Trovo nelle tue parole quelle di una persona molto equilibrata. Bisognerebbe riuscire a mantenere lo stesso equilibrio sempre, soprattutto con i nostri bambini e, prima di tutto, conoscerli, hai ragione. Grazie Miriam.

    MARCO: Devi continuare? Vedo che conosci già la risposta!
    Bravo. Tu ti riferisci a “Tuo Figlio è un Campione” Come Guidarlo verso un Grande Futuro in 3 Passi a Prova di Bambino, che sarà disponibile fra una settimana su piuchepuoi.it
    Si, infatti vedevo un “vuoto formativo”, per come lo intendiamo noi, quindi ho chiesto a Mattia Lualdi che lavora già da molto tempo con i bambini di realizzare qualcosa per noi.
    Conosci la Pnl Marco? Ci sono una marea di libri sulla pnl.
    La seconda persona alla quale è venuto in mente avrebbe dovuto fermarsi…
    Quello che conta è IL FATTORE U Marco, l’unicità. Perchè è unico quello che stai scrivendo? Avrà sicuramente un fattore unicità, quindi gioca su quello. Sicuramente puoi farlo. Per quanto riguarda il mio “ok” ti ringrazio della fiducia Marco, lo leggerò con piacere, per quanto riguarda il sito purtroppo non credo di farcela. Il nostro obiettivo e di non fornire contenuti duplicati (come argomenti), tirare quindi fuori il meglio che possiamo da ogni argomento per presentare qualcosa di completo ai nostri utenti (meglio 1 prodotto che parla bene ed in profondità di una cosa, piuttosto che 10 che lo trattano così e così, almeno questo è quello che penso io).
    Però, visto che ti ho chiesto di pensare al tuo fattore U tu intanto inizia a farlo (quindi non mollare assolutamente il tuo progetto!) e poi, se vuoi, inviacelo. Sicuramente sarà valutato con grande attenzione e rispetto, questo te lo posso assicurare. Grazie Marco.

    Grazie anche a Cinzia, Nicoletta, Silvia, Paolo, Annamaria, Dany, Luigi, Loredana, Arianna, Tiziana e Isabella

  5. Ciao Italo…..
    ti sto seguendo da qualche settimana, interessato come sono dallo sviluppo personale.
    Ti confesso che sono passato prima per altri siti simili, ma sul tuo mi ci sonno soffermato, anzi FERMATO….lo trovo meno “pomposo” e più pratico degli altri….
    In questi giorni ho iniziato a mettere su carta un mio progetto, quello di scrivere un e-book su qualche argomento di mia conoscenza….
    Il titolo dovrebbe essere “Come spiego a mio figlio che…” e dovrebbe trattare varie situazioni tipo in cui si ci trovano gli adolescenti e su come risolverle. Stavo assaporando già il senso di soddisfazione che si prova in questi casi…ma ecco che mi imbatto in questo tuo post, magnifico…si, ma noto che un lavoro simile è stato già effettuato….
    Dimmi…devo continuare col mio progetto o metterlo da parte ? Avendo letto i tuoi manuali dovrei già sapere la risposta, che è quella di perseguire i nostri sogni, ma avrei bisogno di un’iniezione di fiducia, se puoi….
    Grazie
    P.S. Tra l’altro, se riesco, desiderei averne un tuo parere e magari se lo trovi ‘OK’ , aggiungerlo alla lista di quelli disponibili sul sito

  6. ciaoItalo,come ti capisco e com’è dura a volte essere genitori!condivido con te la strategia della cornice,io ci aggiungo quando i miei figli sono in difficoltà,un abbraccio tante coccole!! dico loro che non sono soli,io sono una leonessa disposta a tutto per loro e che insieme si può sconfiggere ogni paura,superare ogni ostacolo…io per prima racconto di aver avuto delle paure,così comprendono che è normale averne,sconfiggerle è dunque possibile!
    un abbraccio,sabella

  7. ciao italo, anch’io ho due figli il più grande ha ora 10 anni e devo dirti che anche lui alla stessa età del tuo bambino ci ha detto la stessa cosa….il che ci ha molto turbati, tanto da far intervenire uno psichiatra infantile, il quale ci ha detto che è una fase che molti bambini passano e molti di loro non lo comunicano ai genitori…la cosa si è risolta da sola nel giro di pochi mesi, con grande sollievo da parte nostra…

  8. Salve a tutti i lettori e all’autore di questo blog. Anch’io sono mamma e vorrei condividere le mie idee con Carmela ad esempio: non ce l’ha mica ordinato il medico di mostrare ai bambini le tragedie dei notiziari, il televisore ha un tasto per lo spegnimento; anche per noi adulti quel tipo di informazioni pilotate non sono molto utili nè benefiche, certo non è la fonte migliore per tenerci realmente aggiornati su ciò che avviene nell’attualità. Perchè abbiamo paura della morte? Tutto fluisce, cambia nel tempo, non possiamo sperare di tenere i nostri cari sempre con noi, come se fossero degli oggetti inanimati. Tutto ha un ciclo di vita che poi si conclude, dal fiore agli ammassi planetari.
    Se poi sappiamo anche, e lo sappiamo da un bel pezzo, che nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma (probabilmente evolve), allora sappiamo anche che la morte non esiste. Di cosa avere paura?

  9. …sono senza parole! Sono “in terapia con Piuchepuoi” da almeno tre anni, e leggerVi mi fa senz’altro bene all’anima! Ora poi, che l’argomento interessa anche i bambini sono al settimo cielo! Sono una mamma single di due creature di 6 e 8 anni…La risposta di Miriam mi ha lasciata senza fiato! Anche a me è successa la stessa cosa, quando, improvvisamente, mio nonno è mancato l’anno scorso…non sapevo bene come “gestire” il giorno del funerale…ci siamo preparati e siamo andati all’ospedale da dove partiva la sepoltura…Erano incuriositi, volevano vederlo a tutti i costi…e così il più piccolo è entrato all’obitorio e si è subito avvicinato al nonno-bis. “Mamma com’è bello ed elegante!” …
    …parliamo spesso di lui e proprio l’altro giorno ho appeso una fotografia mia da piccola in spalle al mio nonnone…
    A parte la perdita del nonno, che credo abbiano ben metabolizzato, altre volte mi hanno detto: mamma voglio morire! Credo faccia pare di un percorso di crescita, o che segni il passaggio dell’infanzia al diventare un pò più grandi, l’inizio della scuola, e, che non si riferiscano ad una morte fisica; a volte una semplice richiesta di attenzioni…certo non so mai cosa rispondere e, delle volte vorrei veramente un “manuale di istruzioni per l’uso” per questo compito difficilissimo dell’essere genitore.
    Credo sarebbe veramente bello condividere altri argomenti sul Pianeta Figli!
    grazie iTALO e CIAO A TUTTE LE BELLISSIME PERSONE CHE LEGGONO QUESTO SITO MOLTO INTERESSANTE
    Loredana

  10. Ciao Italo,

    Ho letto il tuo articolo sulla paura di tuo figlio e come hai reagito.
    La domanda che ti faccio, quale è il tuo rapporto con la morte? Tu lo hai risolto, il quesito? Poiché, solo se lo abbiamo risolto noi, con noi stessi possiamo eventualmente spiegare ai nostri figli cosa è per noi. Con tutta l’emotività e non che ci mettiamo nella spiegazione. Infatti sono d’accordo con Miriam noi crediamo di insegnare ed educare i nostri figli, ma sono loro queste meravigliose creature che ci permettono di crescere.
    LA MORTE, LA VITA, DOVE STIAMO ANDANDO, sono domande che nessuno sa rispondere con assoluta certezza è verità, questo SI che ci accomuna tutti.

    Ciao Luigi

  11. Italo, un’altra cosa!!: mi accorgo ora che OGGI E’ L’ANNIVERSARIO DI MORTE DI NONNO MARCO di cui ti ho appena scritto! Niente è per caso!!! Guarda che è incredibile questa “coincidenza”, ma è una delle mie mille conferme! Non ho mai scritto in un blog. Ma è stato più forte di me. E ne sono felice. Un abbraccio forte.

  12. Caro Italo, ti scrivo per la prima volta e volutamente (spero tu mi creda) non ho letto i commenti precedenti. Non perchè non mi interessino, anzi! (li leggerò dopo averti scritto), ma perchè voglio trasmetterti intatto, bianco e puro quello di cui sono convinta nel mio profondo più profondo. Sono mamma di una ragazza di 19 anni e capisco perfettamente come ci si sente e lo “spiazzamento” in cui ci si trova quando il nostro bambino ci pone determinate domande o esterna determinati pensieri. Un punto preciso ho sempre considerato: il bambino chiede o comunque esprime nuovi pensieri, perchè uno stimolo ha attraversato la sua coscienza. Lì subentra l’eterno dilemma del genitore: cosa dico, come gliene parlo, lo posso spaventare, è troppo piccolo, etc… Esempio, appunto, la morte. Per esperienza, io ho ricevuto insegnamento da mia figlia riguardo questo. Ti spiego. Muore improvvisamente il bisnonno, a cui è affezionatissima, quando lei ha 6 anni. I parenti consigliano di non far vedere il nonno alla bambina, di dire solo che è andato in Paradiso ed è felice. Io non sono convinta per niente che sia una scelta giusta. Nel dubbio, opto per una via di mezzo: spiego dolcemente cosa sia il ciclo della nascita e della morte e con molta onestà le dico anche che il Paradiso o un’altra dimensione sono comunque un mistero che anche “i grandi” non conoscono con assoluta certezza(naturalmente qui sono sintetica, in realtà le parlo lungamente). Dopodichè andiamo a casa del nonno, dove si trovano almeno una trentina di persone, rimanendo però fuori dalla stanza in cui lui si trova. E qui accade una cosa per me sconvolgente, ma tanto tanto rincuorante ed emblematica per tutte le altre situazioni della vita di mamma: lei, così timida (ripeto: 6 anni), di fronte a tutti mi lascia la mano, entra nella stanza, si avvicina al letto dove c’è il nonno, lo tocca, lo guarda bene, poi lo accarezza. A quel punto mi avvicino anch’io, insieme a lei prendo e accarezzo ancora il nonno. Lei si gira, mi guarda e, credimi Italo, non potrò mai dimenticarlo, con gli occhi pieni di lacrime mi sorride e mi dice: “Mamma, hai visto? Adesso il nonno è contento perchè sono venuta a salutarlo. Perchè hai paura del nonno? Perchè stavi fuori?” Non so spiegare quanto mia figlia mi abbia sorpresa. L’anima dei bambini è molto, molto più pronta ad accogliere di quanto noi possiamo pensare. Ma direi che è molto più pronta delle nostre paure ancora irrisolte. Mai girare l’ostacolo con loro. Se l’adulto è sicuro, con calma trova il modo più dolce e affine per comunicare col proprio figlio, anche quando si tratta di argomenti delicati. Perchè loro le domande le fanno all’improvviso, o per discorsi sentiti, o per situazioni che accadono in casa. Di conseguenza è inevitabile che avranno spiegazioni e quindi possibilità di espansione della loro coscienza, in base al livello di preparazione, a tutto tondo, posseduto da chi si occupa di loro. E’ importante conoscere il proprio figlio, volerlo conoscere. Che abbia 1 anno, 2, 5, 7… ha una matrice unica: alcuni bambini di 4 anni pongono domande che bambini di 7/8 ancora non fanno. Quello che conta è che il bambino percepisca sempre risposte sincere, adeguate alla sua età, ma sincere. La cosa più importante per un genitore, è ricordarsi di essere anche figlio. E che i figli, queste meravigliose creature, spesso fanno crescere e aiutano anche noi. Mi scuso per la lungaggine, non ho nemmeno riletto, ma ho scritto con tanto affetto. Un abbraccio. Miriam.

  13. tutto quello che vi è balzato in mente in quel preciso istante frutto del disagio è stata la risposta più efficace poichè di più in quel momento non si poteva dire..Poi..piano piano si sono trovate le risposte..occorrerebbe usare parole semplici come la loro tenera età esempi diretti per far loro avere la consapevolezza di quanto li circonda poichè immaginare il futuro è forse un po’ come vivere in un altra dimensione …la forza del gruppo a scuola aiuterà i piccoli uomini a crescere e a casa cercheranno sempre le risposte da grandi dei grandi ma ritorneranno sereni poichè sono paure legate alla fragilità di un bambino se pur paure giustificate e reali(mai sottovalutarle ).Siete una bella famiglia!!!Grazie per questo assaggio di vita anche se legata ad un esperienza di morte cosi dolorosa.

  14. Grazie Italo per aver permesso a me ed a tutti noi di condividere un’esperienza così importante ed intima col tuo bambino. Grazie anche per ogni tuo scritto, per la sensibilità che traspare dalle tue parole che spesso sanno emozionare, ma sai io, pur leggendo con molto piacere ogni tua comunicazione che, a volte, quando sono un pò giù, mi aiuta a ricaricarmi, preferisco ascoltare più che intervenire; non so, sarà forse per la mia natura un pò schiva o altro…..Anch’io con i miei figli che ora sono già grandi, ho trascorso molto tempo sul loro lettino o sul tappeto, spesso anche con mio marito a cercare, come meglio potevo, di mettere in fuga qualche loro fantasma o a lenire, in un caldo abbraccio, i loro piccoli, grandi dolori e sono andata avanti così, qualche volta sbagliando, altre volte trovando la giusta strada, valutando i risultati solo più tardi. Ciao, Annamaria

  15. Ho anch’io due bambini e so che a volte non è scontato rispondere loro nel migliore dei modi come sempre si vorrebbe. Tuttavia penso che il metodo della cornice non si addica in questo contesto; certo, riesce a cambiarti lo stato d’animo, ma la paura è sempre lì, pronta a riemergere. Può essere utile in altre circostanze (come nell’esempio che faceva l’amico Francesco nel caso di un bambino che si facesse male), ma in determinati stati emozionali bisogna andare più in profondità. Giustamente tu Italo dici cerco di tamponare quel picco emozionale modificando il focus, per poi, in un secondo tempo, andare a lavorare sulla paura. E questo può essere corretto. Però personalmente penso che se la sua paura è adesso, è adesso che lui ha bisogno di supporto, quindi perchè rimandare? Bisognerebbe accompagnarlo ad elaborare quell’ emozione, dimostrandogli di capire il suo momento e di avere rispetto per quello che prova, e stimolarlo affinchè emergano idee, immagini e tutto ciò che ha determinato l’insorgere della paura. E da qui possiamo arrivare fino a dare inconsistenza alla paura stessa agli occhi del bambino. Poi a questo punto, perchè no, possiamo fornirgli meravigliose cornici motivanti ed eccitanti!!!
    Quella frase Italo può essere uno shock ma io penso può rappresentare anche uno straordinario momento di crescita per entrambi. Io imparo costantemente dai miei bambini. Spesso dico che se volessimo frequentare corsi di crescita personale gratuiti potremmo studiare ed osservare attentamente i bambini, e reimpareremmo molte cose che abbiamo dimenticato.
    Auguro una straordinaria vitalità a tutti!
    Paolo

  16. Grazie Italo, per aver condiviso con noi lettori una parte della tua vita privata che permette di affrontare un tema molto importante…
    E visto che lavoro con i bambini è da tempo che adotto questa metodologia e a volte non è semplice per niente!
    Per fortuna i bambini sono molto più creativi di noi e ci aiutano ad aiutarli!!!
    Grazie ancora e non vedo l’ora di leggere di nuovo di questo argomento!
    Baci

  17. Io da bambina avevo il terrore di morire e di “diventare scheletro”…
    piangevo dal terrore e lo dicevo a tutti, e tutti mi mandavano a quel paese.

  18. vedi, Italo, io credo che un atteggiamento spontaneo e naturale sia proprio volto all’evitare di condizionare eccessivamente un bambino con le proprie “credenze” e reazioni personali ad una certa situazione anche se, concorderai con me, solo il fatto tu esista in quanto individuo, complesso e formatosi in un certo modo piuttosto che un altro, di per se’ è gia’ condizionamento per il figlio.. che da adulto lo segua o meno.. un impatto personale non lo si puo’ evitare in nessuna situazione anche quando, cresciuti, saranno tutti protesi verso l’ambiente esterno.
    Scusa se ho interrotto quello che credo fosse il tuo filo logico di pensiero/risposta indirizzato alle nostre “cornici mentali”: non intendo lo contraddirlo, anzi concordo. E’ solo che con un figlio piccolo, con una creatura ancora pura, piu’ che cio’ che gli si dice gli da un imprintig duraturo cio’ che tu sei e quindi gli dimostri con i fatti: le credenze, i tabu’, i punti razionali di forza, ecc. fanno parte di te come in nessun altro adulto.
    Sai quando me ne sono accorta? quando i miei due figli sono cresciuti. Bellissima la maternità/paternità..
    uno specchio in cui genitore e figlio reciprocamente si osservano, si confrontano, nel quale ognuno deduce e cresce.. per un genitore di oggi, del 2009, credo anche a 90 anni 😉

    grazie Patrizia

  19. Ciao Genesio,
    ed io sono pienamente d’accordo con te, al 100%.
    Mi sembra di avere risposto in modo esaustivo riguardo questo punto nei commenti precedenti.
    L’unica cosa è che non sempre si ha la prontezza, specie se si viene presi alla sprovvista (e con i bambini è facile). Tutto qui. Almeno per quanto mi riguarda, io non ce l’ho sempre pronta quella risposta, sempre significa “in ogni occasione”.
    Spero tu possa avere il tempo per leggere le risposte ai commenti precedenti per conoscere il mio parere.

    Grazie Genesio

  20. Non sono molto d’accordo cioé io ai miei figli avrei parlato della cosa anziché deviare l’argomento. Anche perché se il piccolo ritorna a parlare di questo tema, come ce la caviamo ? continuiamo a svincolare dal discorso ? Non sarebbe meglio affrontare la cosa con le parole giuste che riusciamo a estrapolare ? Non é facile ma penso che ai bambini sia più utile sentire parlare di una cosa,<anche se brutta o grande per loro, che riderci sopra. Parere personale. saluti

  21. Grazie per averci fatto partecipi di quest’esperienza. E’ un problema che un po’ tutti noi genitori condividiamo. In quest’ultimo periodo mio figlio, quasi 9 anni, manifesta le sue paure soprattutto quando deve andare a dormire. Probabilmente condizionato dai messaggi televisivi di terremoti, alluvioni e sciagure che in questo periodo, purtroppo ci perseguitano. La sua paura è che qualcuno di questi eventi possa colpirlo direttamente e il pensiero della morte è aggravato dalla tragicità in cui questa può manifestarsi. Ho provato a consigliargli il metodo che da piccola avevo autonomamente sperimentato, che è esattamente quello che hai descritto tu. Però anche questo non sempre funziona con lui allora l’unico rimedio è quello di coricarmi vicino e abbracciarlo finchè non si addormenta, che poi è quello che avrei voluto quando alla sua età ho avuto le mie paure sulla morte, ma quando ero piccola io le paure dei piccoli venivano liquidate con un ” ma dai che non è nulla” e appunto “non ci pensare”. Attendo che cresca con molta pazienza. Ciao

  22. Caro Italo,
    questo è un argomento a cui i genitori siamo molto sensibili.
    IO sono mamma di due bambini Calogero Gabriele 5 anni e Miryam Rita 1 anno.
    15 giorni fa i miei figli hanno perso il nonno Calogero (come, potrai intuire dal nome che porta mio figlio, era il padre di suo padre al quale era particolarmente legato).
    è stato un dramma per tutti. Per noi adulti che lo abbiamo visto spegnersi serenamente è più semplice farsene una ragione e poi essendo cattolici pensiamo che sia passato a miglior vita, ma come spiegarlo a mio figlio??
    Tra le altre cose Calogero non ha conosciuto il nonno Michele (mio padre) anche se è capitato di portarlo al cimitero e gli abbiamo spiegato che il nonno Michele era un angioletto, ma per il nonno Calogero era diverso.
    Mio marito ha cominciato a parlargli degli angeli ma quando gli ha detto che anche nonno Calogero adesso era diventato un angelo mio figlio ha manifestato tutta la rabbia per questa perdita dicendo “Io sono arrabbiato con nonno perchè io non volevo che lui diventava un angioletto ma volevo che restava a giocare con me” e li il primo colpo. allora cerchi di “Ristrutturare il tutto” dicendogli che non era stato il nonno a decidere ma che “il buon Dio siccome ha molto da fare chiama delle persone per essere aiutato. “Il nonno ha lavorato molto qui, e adesso anche Dio ha bisogno di lui, nonno gli ha chiesto se poteva restare ancora ma gli hanno detto che avevano bisogno di lui e che anche Calogero aveva bisogno di un altro angioletto al suo fianco”.
    Dopo queste parole mio figlio ha continuato a manifestare disappunto ma con minore rabbia.
    successivamente l’ho anche sostenuto emotivamente dicendo che anche a noi dispiaceva molto e che eravamo tutti un pò tristi anche la nonna ma che il nonno non voleva vederci così e gli ho ricordato alcuni giochi fatti assieme al nonno.
    che dire poi ho lasciato parlare anche la mia parte più inconscia (non mi ricordo bene cosa gli ho detto) ma mio figlio da quel momento mi è sembrato più sereno.
    Mi sono però accorta che mio figlio è riuscito ad esprimere la sua rabbia per l’abbandono cosa che io non sono riuscita mai a fare nei confronti di mio padre (forse anche perchè non mi è stato mai permesso!) e questo penso sia una cosa positiva.
    adesso il mio dubbio e se portarlo o meno al cimitero, come faccio a fargli capire che il corpo del nonno si trova lì se gli ho poi detto che è un angelo?
    grazie per avermi permesso di condividere questa esperienza e sempre buon lavoro.
    Letizia

  23. X PATRIZIA

    Che bel commento e che bell’atteggiamento. Complimenti Patrizia.
    E’ assolutamente la cosa migliore. Hai lavorato anche tu sulle cornici della mente in fondo, hai “ristrutturato” (anche se qualcuno potrebbe dire “gli hai passato le tue credenze”).

    Quello che hai fatto è straordinario (x FABRIZIO, ecco in pratica la storia che ti ho raccontato riguardo il gattino e la mia amica).

    Hai detto tantissime cose interessanti Patrizia e sottolineo un punto se me lo permetti: “dopo aver ascoltato i suoi motivi”, che ricollego a quanto detto prima in risposta ad uno dei commenti, capire “perchè quella determinata cosa gli fa paura, in che modo”.

    Ecco: dire “non pensarci, sono cose brutte”, anche se è così, all’improvviso, intanto è la cosa peggiore. Poi si passa a tutto il resto.

    Quanta bella gente c’è su piuchepuoi.
    Complimenti a tutti.

  24. X CLAUDIA

    Ottime riflessioni.
    Da una parte sono d’accordo (infatti se leggi la risposta al commento di Donatella prima che arrivasse il tuo commento ho scritto che non si trattava di una soluzione definitiva, era una buona partenza), dall’altra permettimi di chiederti: credi che se avessi chiesto a mio figlio di 7 anni “amore, hai paura della morte delle credenze o proprio della tua?” mi avrebbe saputo rispondere?

    Mah, forse la tua esperienza è diversa, io sinceramente ne dubito (mi avrebbe risposto che aveva paura della sua, ma solo per mancanza di alternative, come fa a sapere cos’è la morte delle credenze?).

    Semmai comprendere “cosa” precisamente gli fa paura è una parte importante (come ti dicevo, già risposto in modo approfondito a Donatella),
    non farlo significherebbe lasciare il problema lì, averlo semplicemente allontanato.

    Sono assolutamente d’accordo che noi dobbiamo esserci senza interferire e non credo, sinceramente, che a 20 anni se non sarà fidanzato e non avrà un lavoro si sentirà depresso perchè quando aveva 7 anni il papà una volta gli ha detto che “lo sarebbe stato”.
    Vedi, qui è un singolo episodio rispetto “ad una intera vita”. Quindi, d’accordissimo con te su quello che dici, meno sulle modalità e sulla generalizzazione di un singolo episodio.

    Ma è semplicemente la mia opinione e il blog, alla fine, serve proprio per questo, per il confronto. Quindi…grazie Claudia.

  25. X SANDRO

    Ciao Sandro, grazie per la tua considerazione che ritengo molto intelligente.
    Ho visto anche che ti occupi di eft e si vede che “sai di cosa stai parlando”.
    Come ti dicevo la ritengo un’ottima considerazione. Prima di dirti la mia, però, una precisazione: non sono un robot 🙂 nel senso che mi capita di dire “non fare questo e non fare quest’altro” (infatti è la prima cosa che mi è venuta da dirgli!)
    O meglio, non me ne faccio un problema esistenziale.
    In quel momento però, sapevo che avrei potuto spostare la sua attenzione in questo modo.
    Sta di fatto però che, come te, sono convinto che nulla accada per caso e, specialmente le cose che ci colpiscono, abbiano un significato profondo, un messaggio, tutto da scoprire.
    Grazie davvero Sandro

    X FABRIZIO
    Capisco il problema Fabrizio, probabimente è così nel senso che è un argomento così difficile da affrontare e “assorbire” per noi adulti figuriamoci per i piccoli.
    Una volta una mia amica aveva raccolto un gattino per strada, i figli erano entusiasti, specialmente la piccolina. Per alcuni giorni è stato il loro punto di riferimento, il primo posto dove scappava appena tornava dall’asilo la bimba.
    Ecco che un giorno, tornando, non trovò più il gatto. Evidentemente il periodo in strada in tenera età aveva lasciato il suo segno e, il gattino, si era spento.
    La mia amica mi ha raccontato la disperazione della figlia e che pensava di farle un regalo invece gli aveva dato un dispiacere.
    Questa mia amica però ha poi fatto una cosa molto intelligente.
    Ha preso la figlia e le ha detto alcune cose importanti:

    1) So che sei dispiaciuta e lo sono anche io, molto. Anche la mamma è molto triste (primo messaggio importante: non sei tu “sbagliata”)

    2) A volte capita che le cose non vadano come vorresti (anche qui messaggio importante, usciamo dal ciclo perfezione, è proprio la perfezione a renderci imperfetti)

    3) In questi casi devi chiederti: ho fatto il massimo?
    Si, il gattino se ne sarebbe andato ugualmente, noi gli abbiamo regalato i giorni più belli della sua vita, ti ricordi quando l’abbiamo fatto giocare? Quanto lo abbiamo accarezzato? E tutte le volte che lo abbiamo sfamato?
    (messaggio importante 3: tutto quello che hai dato rimane, l’hai fatto felice)

    Mi ha raccontato che la figlia ha cambiato espressione molto velocemente. Ha capito che non era lei la “sbagliata” (anche la mamma era triste), si è dissociata da quello che è successo (è indipendente da lei) e si è rassicurata del fatto che avesse regalato al gattino “I GIORNI PIU’ BELLI DELLA SUA VITA”

    In quel momento le disse: hai ragione mamma, andiamo a salutarlo?

    Ovviamenta pians ancora, ma era un pianto diverso.

    Anche in questo caso, pur non sapendolo “tecnicamente”, questa mia amica aveva fatto la stessa cosa, aveva cambiato “la cornice dell’esperienza”.

    Spero che questo esempio possa averti dato qualche spunto interessante Fabrizio. Grazie a te

  26. Ciao Italo, ciao a tutti,

    leggo le newsletter, compro ebooks di ogni genere, utilizzo alcune tecniche.. ma la dimensione di un adulto relativa ad un problema o situazione emotiva e’ quella per cui l’adulto ha un cosolidato bagaglio culturale, di vissuto e quant’altro: tutto questo, quindi, aiuta a superare situazioni di relazione, caratteriali ed emotive – come dire..- a volte incancrenite su un problema con atteggiamenti – magari inconsciamente – di comodo per vivere meglio e superare il trauma.

    Per un bambino e’ diverso.. il problema c’e’ e basta. la paura la prova e basta. Tu sei il primo punto di vista per la soluzione, il suo punto di riferimentodi cui si fida ciecamente (brrr.. che responsabilita’, eh?)

    Ogni figlio e’ un mondo a se’ assolutamente non paragonabile a quello di nessun altro almeno nei primi anni di vita durante i quali si è realmente aperti a se stessi, agli altri e alla vita. ma mai assolutamente indifesi.

    Mi spiego: sino a circa 4 anni, nel momento in cui la persona non viene piu’ vista fisicamente dal piccolo, questi non la pensa e quindi non gli manca. (vedi quando li porti all’asilo, per esempio: tu vivi la giornata pieno/a di sensi di colpa e corri a riprenderli magari uscendo un quarto d’ora prima dal lavoro e li trovi a giocare spensierati con i nuovi amici ed i nuovi giochi.. poi ti vedono, si illuminano, e ti corrono tra le braccia)

    Cio’ che voglio dire e’ che continuando ad analizzare sempre tutto e tutti, credo noi abbiamo perso di vista la vera accezione del termine di SEMPLICITA’ interiore nel porci al quotidiano e nell’osservare/relazionare con una nuova vita.

    Mio figlio ha vissuto la stessa esperienza: è morto un suo amico alle elementari ed io l’ho vissuta insieme a lui.

    1) il dolore, la sofferenza. fanno parte della natura umana, per un primo periodo perlomeno, è del tutto naturale provarli e viverli in modo primario: ci rende consapevoli e desiderosi di perseguire gli aspetti piacevoli del nostro vivere.
    perche’ quindi negare il dolore con false motivazioni o con la negazione dello stesso?

    2) La semplicita’. L’essere umano nasce, cresce invecchia (se fortunato) e alla fine conclude il suo ciclio vitale morendo.. di cosa avere paura?
    Meglio migliorare da subito il modo di vivere questo nostro ciclo naturale, quindi, piuttosto che aspettare l’evento ultimo con terrore, con rifiuto o negazione o chissa’ cosa..

    Io credo sia questo l’atteggiamento migliore con un figlio: gli lascia comunque, a distanza di anni, la LIBERTA’ di SCEGLIERE cosa pensare e come porsi in merito al tema.

    per concludere, quando mio figlio mi ha detto di questa paura, l’ho preso per mano, siamo andati sul tappeto con i suoi giochi, ci siamo seduti e gli ho chiesto semplicemente: “Perche’?” e dopo la spiegazione dei suoi (e solo suoi) motivi gli ho risposto con parole semplici cio’ che ho descritto sopra.
    “il fatto che tu soffra per il tuo amico, è naturale, gli volevi bene e hai paura che accada anche a te. Sai amore? un uomo nasce, cresce, invecchia e poi muore, come tutti gli animali del mondo: fa parte del nostro ciclio vitale non bisogna averne paura perche’ succedera tra tanti e tanti anni.. a volte capita prima ma e’ rarissimo.. il suo corpo non era forte abbastanza.. stai tranquillo, il tuo lo è. Cosa ne pensi?”

    Ho ridotto al minimo le cose da dire esprimendo concetti senza commentare.. poi ho risposto sempre alle sue domande facendo in modo che lui stesso si rispondesse da solo riconducendo sempre a questi semplici, veri parametri.. col tempo il dolore si è attenuato ed è rimasto il parlare dei bei ricordi vissuti tra loro e poi l’interesse si è spostato verso i suoi progetti (cosa faro’ da grande), verso altro..

    Non abbiamo piu’ affrontato quel discorso: dopo qualche anno è morta la nonna, mia madre. Al mio piangere per lei, mi ha abbracciata e mi ha riproposto lo stesso discorso sulla naturalezza dell’evento sul soffrire sino a quando ne sentivo il bisogno, sul reagire perche’ era normale dovesse essere: era appena entrato nell’adolescenza.

    Questa la mia esperienza a riguardo.. spero per qualcuno possa essere utile cosi’ com’è: scevra di sovrastrutture mentali ..anche religiose 🙂

    ah! un nota bene: a parer mio, in questo anche la fisica quantistica aiuta molto

    Patrizia

  27. Lo hai distratto passandogli dei condizionamenti.
    quali..la tua fidanzata…ti sposerai … i tuoi bimbi…il tuo lavoro…ecc..
    Questa e’ la tua vita e non la sua!!..Aspettative.
    Da grande stara’ male se non riuscira’ a realizzare tutto cio’.
    Credendo che siano suoi desideri…
    e ” non pensarci sono cose brutte” …ancora stiamo tenendoci ancorati alla paura della morte, alle preferenze: bello e brutto.
    E’ da chiedere al figlio di quale tipo di morte sta parlando; ce ne sono almeno 2…quella delle credenze e quella di morire a se stessi,
    lasciarlo riflettere tutto il tempo che serve.
    Magari ha avuto un flasch di un’altra vita.
    A 7 anni dovrebbe ricordare ancora (dipende dai genitori)
    Parlo cosi’ x esperienza personale con mio figlio..
    lasciamo decidere a loro come raccontare le loro cose, noi basta che ci siamo senza interferire. Poi potremmo analizzarle assieme ,serenamente
    senza passare le nostre paure.
    grazie della opportunita’ di condividere un argomento importantissimo.
    claudia.

  28. Ciao Italo,
    ho un prblema forse simile col mio bimbo (neanche 3 anni). Gli dissi una volta che mio padre è morto (ed è vero) e lui – ora – spesso me lo ripete, soecie quando parliamo di me e della mia giovinezza, con lui… Ho paura che possa aver subito qualche danno sulla sua persona e sono un pò preoccupato. Pensi che sia così? Cosa sarebbe meglio fare? certo, gli ho parlato di cielo e di Gesù… ma forse è ancora troppo piccolo.
    Grazie, fabrizio.

  29. Ciao a tutti e grazie per i commenti che stanno arrivando, anche perchè ognuno ha aggiunto qualcosa di importante, la sua personale esperienza (quindi grazie Anto, Andrea, Ivana, Ingrid, Francesco, Gianluca e Donatella)

    X DONATELLA

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    Scusa, ma io ho dei dubbi…premetto che sono mamma e non avrei saputo rispondere neanch’io… ma mi chiedo:così facendo hai solo deviato l’attenzione del bimbo dal problema…ma basta a risolverlo? voglio dire…la paura che prova per qell’evento è stata superata??
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    Domanda più che lecita Donatella.
    No, il problema così non è stato superato, assolutamente.
    Così abbiamo superato l’emergenza ed è già una cosa molto importante.
    Così abbiamo fatto in modo di non intensificare la sua paura.

    Per risolvere il suo problema il lavoro è più profondo perchè, prima di tutto, bisogna chiedersi non “perchè” ha paura, ma COSA gli fa paura. In base a questa caratteristica dobbiamo lavorare ricontestualizzando le sue immagini mentali.

    Ti faccio un esempio: un serpente ti fa paura? Magari si, però io non so se ti fa paura perchè è viscido, o perchè potrebbe morderti o perchè potrebbe mettersi intorno al collo e toglierti il fiato.

    Bisogna dunque indagare la specificità, le paure hanno vari aspetti e, solo individuando il “cosa” (non il perchè ok?) potremo riuscire a fare in modo che la paura sparisca in modo spontaneo.

    Intanto abbiamo però fatto un’ottima partenza e questo è già fondamentale no?

    Grazie per la domanda Donatella

  30. Ciao Italo…è la prima volta che scrivo e quindi: grazie della tua opera da cui traggo molti spunti 😉
    Anch’io sono un papà di un bimbo di 9 anni e ti capisco perfettamente. Credo che la frase “papà , penso di morire“… sia la peggior cosa che possa sentirsi dire un papà esperto di PNL… i nostri trisnonni analfabeti invece, probabilmente sarebbero scoppiati solo in una grassa risata.
    Penso però che Manuel ti abbia fatto il più grande regalo che potesse farti, ovvero “incarnare” la tua paura che lui metta il focus su pensieri negativi (manifesting, appunto). Dimostrarti che scegliere consciamente di non utilizzare il NON forse significa solo rafforzare continuamente la paura della propria mente e di non averne il controllo.
    Ma è solo la mia opinione.
    Grazie ancora per il tuo/vostro lavoro.
    Sandro

  31. Ciao Italo,bellissimo articolo io ho due bambini Paolo di 8 anni e Annalisa di 6 anni. Apprezzo molto, il fatto di condividere con gli altri questa tua esperienza .Perchè succede spesso , che con i nostri figli aggiamo a volte senza pensarci troppo così in automatico . E da quello, che ho capito è proprio da queste esperienze, che ci creiamo le nostre credenze. E queste credenze ci accompagnano fino all’età in cui diventiamo adulti. Buona giornata. Ivana.B.

  32. Ciao Italo,
    fortunamente ho anch’io 2 bimbi piccoli (6 e 4 anni).
    Concordo con quanto dici, è altrettanto vero però che hai detto una parola magica “all’improvviso”.
    Spesso i bambini con le loro “uscite” ti prendono proprio all’improvviso e per noi genitori è veramente difficile vestire i loro panni perchè, rispetto a loro, abbiamo troppi “paletti” creati durante la nostra esperienza.
    Inoltre, il nostro vivere quotidiano ti richiama continuamente alla mente un certo modo di pensare ed agire, per cui ti vien spontaneo ragionare ai piccoli in un certo modo.

    Io forse per carattere, forse per tragiche esperienze familiari, mi rendo conto di essere iperprotettivo nei loro confronti, ma è veramente difficile fare altrimenti.

    Questa domanda ce la poniamo spesso: ” ma stiamo facendo la cosa giusta per lor ?”

  33. ho una figlia, capisco, condivido e ho le lacrime agli occhi per le volte quei no che, è vero, a volte aiutano a crescere, ma una nuova cornice è senz’altro un’opzione da considerare.

  34. Questa è un ottima metodica Italo. Grazie per la condivisione.

    Con i bambini questa tecnica di ponte al futuro/distrazione mentale funziona anche quando si fanno male.

    Personalmente in questi casi li distraggo immediatamente chiedendogli cose piacevoli che li costringono a pensare come ad esempio: “Questa sera preferisci il gelato alla vaniglia o alla cioccolata?” e se riesco a farli parlare per alcuni secondi si dimenticano totalmente che si erano fatti male…

    Un saluto Francesco

  35. Scusa, ma io ho dei dubbi…premetto che sono mamma e non avrei saputo rispondere neanch’io… ma mi chiedo:così facendo hai solo deviato l’attenzione del bimbo dal problema…ma basta a risolverlo? voglio dire…la paura che prova per qell’evento è stata superata??

  36. Giusto! hai mai provato con i brutti sogni! quando ale (mio figlio biondo occhi azzurri…) si sveglia dicendo che ha fatto un brutto sogno , gli chiedo di raccontarlo , lui dice: no ho pauraaaa! allora comincio a descrivere il protagonista: sarà stato un principe biondo occhi azzurri con cavallo bianco…oppure una fata con il vestito rosa e le caramelle in testa, allora lui si calma un pò e inizia a dire: non no era un mostro bruttissimo! ah faccio io bruttissimo ma con un bel sorriso e gli occhi azzurri….insomma così via fintanto che il mostro diventa un pò meno terrificante e a volte ridicolo, così passa la prima paura racconta tutto il sogno (e li non lo interrompo quasi mai) e poi ci mettiamo a trovare le soluzioni più pazze per farlo scappare!

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