Gli occhi del mondo puntati addosso (che ti dice la testa?)

9 Luglio 2006, probabilmente ricordi questa scena.

Fabio Grosso è sugli 11 metri, davanti al portiere della Francia.

Se segna l’Italia diventa campione del mondo: gli occhi del mondo addosso (parliamo di miliardi di persone).

Ora prova a guardare il suo sguardo nell’immagine a sinistra.

Che pensieri aveva per la testa? (e quali sarebbero stati i tuoi?)

Sono sicuro che in quei pochi secondi nella testa di Fabio Grosso saranno passati i pensieri di una vita.

Quando da piccolo calcava i primi campi di calcio, i sacrifici dei genitori. I sogni di tante persone legati alla sua decisione: tiro a destra, a sinistra, centrale.

Che ti dice la testa?

In gergo si chiama “self-talking“, in pratica è quello che ti passa per la testa.

Davvero importante saperlo?

Molto semplice, il self-talking (per dirtelo in parole povere è quella vocina che ti accompagna in sottofondo) determina le tue immagini mentali.

Tu reagisci (o meglio, il tuo inconscio che è la parte più potente) in base alle immagini mentali che crei.

Quindi occhio: non in base alle cose che dici con la bocca, ma in base ai tuoi pensieri più intimi (che spesso vengono a galla proprio attraverso quella voce).

Ecco un breve riassunto del ciclo:

Immagini mentali -> Azioni -> Risultati

Ed ecco perchè molte volte andiamo ad agire sulle azioni ma questo porta a pochi nuovi risultati: finchè non cambi le immagini mentali sarà difficile cambiare i risultati.
Sarebbe come voler mangiare pesce quando in pentola hai messo carne…

IMPORTANTE: Imparare a riconoscere il proprio “dialogo interno” significa avere una chiave di accesso a modifiche profonde.

E tutto finisce

Sostanzialmente come l’avevi previsto (non con le parole).

“Il tuo futuro dipende da molte cose,
ma principalmente da te” – Frank Tyger

P.S.: Per Fabio Grosso sappiamo tutti come è andata a finire!

P.S.2: E a te, che ti dice la testa?

 

4 commenti su “Gli occhi del mondo puntati addosso (che ti dice la testa?)”

  1. …..è un esempio come molti possono essere……………
    penso che credere sia una necessità innata,la cosa “sconvolgente” è che deve essere
    assolutamente naturale in tutti noi………….
    ..concordo con Annarita …non è importante al cosa ,al nome,ma se si crede o meno
    questo si.
    E quando questo “meccanismo” non parte più che bisogna valutare attentamente anche perchè
    ci si ritrova senza la propria bussola e quindi………………come e che fare ?
    CREDERE !!

    Marino

  2. Non c’è consapevolezza in quei momenti che ti stanno guardando miliardi di persone ma dell’importanza dell’evento probabilmente sì. Io credo che lui e il pallone fossero una cosa sola, la sua mente e il suo corpo erano nella sfera di cuoio. Credo anche che Grosso mentre batteva quel rigore si è ricordato del gol strepitoso fatto alla germania in semifinale qualche giorno prima. E’ quello che ha fatto la differenza nella sua testa.
    E’ andata differentemente per Baggio nel 1994. Io credo che la differenza l’abbiano fatta anche gli allenatori. Forse Sacchi spremeva troppo i giocatori e li caricava di responsabilità eccessive. Lippi invece sapeva benissimo che quella era l’occasione della vita e che successivamente non avrebbe potuto chiedere niente di più al calcio, tanto è vero che lasciò la nazionale subito dopo. Non sarebbe mai dovuto rientrare.
    Io credo che Lippi in quell’anno sia stato come Steve Jobs e sia riuscito a trasmettere il famoso motto “be hungry, be fool”. E i calciatori italiani sono stati affamati e folli e hanno vinto!

  3. Ricordo molto bene quei momenti emozionanti…Grosso avrà pensato solo all’angolino dove mettere la palla…e così fu…per fortuna 😉

    La festa nella mia città ebbe ancora più gusto visto che Fabio è un mio concittadino…GRANDE!!!

    Buona giornata

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